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Famo che…

 Le mie poesie, xxxx  Commenti disabilitati su Famo che…
Feb 262017
 

Famo che ti voglio

che un po’ te amo

Famo che famo un po’ di tutto

li sulla scrivania, o sul tavolo della cucina

ce spalmamo co la nutella.

 

Famo che scherzamo un po’

che schezando ce famo l’amore

come scemi in ogni dove.

 

Famo che ci divertimo

e s’amamo come pazzi

senza tanti intrallazzi.

 

Famelo almeno un’ora durà

da riportà nell’infinito

pe potello ricordà.

 

Famelo e non ti scoderò

se ogni centimetro amerò.

 

Famo che io ti voglio

e che anche tu me vuoi.

Famo che semo due essere speciali

che insieme “famo ” scintille

da fa invidia a tutti l’Angeli

e li Diavoli.

 

Famo che per sempre

nel cuore te porterò.

© D&E

 

Un sorriso da imprimere nel tempo

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Ott 162016
 

in prestito

E’domenica e non ho proprio voglia di alzarmi dal letto.
Fuori piove, sento il rumore incessante della pioggia battere sui vetri e così preferisco stare qui, a sognare ad occhi aperti…Lei!
Ricordo quando la vidi la prima volta, era per strada e,
con le sue cuffie nelle orecchie, saltellava con noncuranza cantando a squarciagola una canzone di Battisti.
Lo scontro fu inevitabile ed inevitabilmente me ne innamorai.
Ricordo bene come fosse oggi…
-Le chiesi: “dove sta con la testa signora?!”
“Non è mica una ragazzina e tra l’altro è anche stonatissima!”
Lei mi guardò per un attimo, in silenzio, poi mi rispose con un sorriso…
“Mi scusi, sono imbranata lo so, dovrei stare più attenta”.
“Sono stonatissima, so bene, ma non cantavo per lei bensì per me e le mie stonature non mi danno fastidio”.
“E’ presuntuosa signora e non ha l’età per fare la scema per strada”
-Lei sempre sorridendo rispose…
“Io non ho gli anni delle mie rughe ma quelle del mio cuore perciò sono una ragazzina“
e saltellando e cantando, senza voltarsi indietro si allontanò lasciandomi addosso il profumo del suo essere bambina.
Nei giorni a seguire pensai spesso a lei con un sorriso, più spesso di quanto volessi.
Si, avrei voluto conoscerla meglio quella folle “ragazzina” con le rughe sul volto e gli anni del suo cuore,
avrei dovuto trovare un modo per trattenerla quel giorno
ma nulla feci…e se ne andò.
Una settimana dopo, uscendo dal mio ufficio la rividi;
era lì, dinanzi al portone dell’edificio di fronte.
Era lei, sempre con quell’aria svampita da eterna ragazzina, piccolina, alta poco piu di un metro e mezzo
aveva i capelli sciolti, senza trucco, indossava un paio di jeans, una camicetta blu e ai piedi un paio di ballerine
e le sue immancabili cuffie nelle orecchie.
Non riuscii a distogliere da lei gli occhi
dimenticandomi del resto del mondo.
Cercai di darle un’età, mi fu impossibile…
la vidi attraversare la strada e salire su una macchina. Questo mi fece pensare che forse lavorava lì, nell’ufficio di fronte e magari l’avrei potuta di nuovo rincontrare.
L’indomani mi guardai attentamente intorno, notai un auto che sembrava fosse quella su cui lei era salita il giorno prima e questo, inspiegabilmente, mi rese felice.
Era stupido lo so, in fondo non sapevo nulla di lei, probabilmente era sposata o impegnata perchè non era giovanissima, ma, sinceramente, in quell’istante a me nulla importava, avevo solo una gran voglia di rivederla.
Nei giorni seguenti, osservando attentamente dalla finestra del mio ufficio l’andirivieni delle persone, la intravidi, ed ebbi modo di capire che lei lavorava lì.
Sapevo che l’avrei rivista e nacque in me la quasi certezza che l’avrei potuta rincontrare di nuovo.
Feci di tutto perchè ciò accadesse e così fu.
Aveva sempre quell’aria fanciullesca, quel suo modo di fare disarmante e il tutto di lei non faceva che aumentare la mia curiosità.
Iniziai ad amarla ed ogni giorno me ne innamoravo un pò di più.
Per un lungo periodo iniziammo a frequentarci, a conoscerci, ridere e scherzare insieme.
Dio quanto era bella, con le rughe sul volto e gli anni del suo cuore!
La baciai, un giorno, convinto che lei nutrisse per me lo stesso sentimento.
Lei arrossì, ma quel bacio non durò che un attimo, si ritrasse e capii che forse stavo sbagliando…
Mi sussurrò
“non posso, non voglio“
La guardai con il cuore in tumulto, e sentendomi io un ragazzino, le dissi:
“Ti amo, Ti voglio”.
Mi rispose
“mi dispiace, ho altro nel cuore e nei pensieri e non vedo in te quello che tu vedi in me”.
Rimasi in silenzio, nel silenzio di un minuto che sembrò eterno poi, guardandola negli occhi le chiesi:
“E se mi bastasse solo saperti?”
Abbassando timidamente gli occhi rispose…
“Mi avresti a metà e meriti di più, come io merito di più.”.
Mi sorrise abbracciandomi forte e andò via, ancora una volta, senza voltarsi.
La guardai mentre si allontanava
senza più addosso quell’aria da ragazzina svampita.
Da quel giorno, non ebbi più il coraggio di cercarla,
aveva ragione, non poteva bastarmi saperla.
Io l’amavo e di lei volevo tutto, il suo cuore, la sua passione, la sua mente, la sua carne e la sua anima.
Ma non c’è domenica che non attenda il lunedi per catturare di lei un sorriso e rubare alla vita quell’attimo da imprimere nel cuore.
© Silvana Stremiz

LA PARABOLA DEL TEMPO

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Ott 162016
 

tempo

Esco dalla doccia, velocemente mi asciugo i capelli, al volo li raccolgo con un fermaglio, infilo un paio di Jeans strappati come quelli che indossano le ragazzine sebbene io non lo sia più una ragazzina perché sulla pelle, sul volto, nell’anima ho tutti i segni del tempo, ma non nel cuore, che è rimasto quello di un bambino che vive sognando.
Esco di casa al volo, una corsa verso il fiume, in compagnia del tempo amico nemico di questa folle vita.
Mi siedo sulla sponda del Grivò a guardare lo scorrere dell’acqua che va verso il mare perché è lì, nel mare, che si incrociano tutti i fiumi ed è lì che il tempo deposita i momenti, gli attimi.
Sento il tempo scorrermi addosso mentre una folata di aria fresca mi accarezza la pelle.
Chiedo al tempo di fermarsi un attimo, ma continuando a scorrere mi risponde:
”Non posso, se mi fermassi il tuo di tempo non avrebbe futuro, la vita non avrebbe senso e il mondo si fermerebbe ed è per questo che, anche ora mentre tu mi parli, io continuo il mio cammino lasciandoti addosso minuti, ore, attimi di vissuto, tracce indelebili sulla tua pelle e nel tuo cuore”.
Mi scende qualche lacrima, le sento posarsi sul cuore dove si appoggiano “gli attimi di una vita”, sono pesanti come il piombo, leggere come una piuma, amare come il sale e dolci come il miele.
Sono così le nostre memorie, un alternarsi di momenti belli, brutti, a volte maledetti, a volte benedetti, si mescolano, si amalgamo; c’è di tutto in un vissuto, c’è del buono e c’è del brutto.
Ripercorro del passato momenti in cui so che avrei potuto, in cui avrei probabilmente dovuto, in cui non ho osato, momenti che hanno oggi il sapore del sospeso, dell’incompiuto, tutti ”se“ che resteranno, come lama affilata, nell’ anima per l’eternità.
Ancora sussurro al tempo…
“Ti prego, rivoglio momenti, quegli attimi di vita”
Ma scorrendo veloce, e senza badare alle mie parole, mi risponde:
“Il passato è passato, nulla torna, nulla può essere da me restituito, ogni battito, ogni respiro già scritto, ha lasciato nel tuo tempo il suo racconto, non sono come il vento che va e ritorna, io vado sempre in un’unica direzione, verso il mare oltre l’orizzonte verso l’infinito”.
Ti prego…
“No, non posso! Devi solo guardarti nel cuore, sfogliare le pagine della memoria, tra quei battiti, quei respiri dell’anima tutto è stato già scritto e resta indelebile, ad ogni tempo tutto quello che “E’”.
Ascoltami tempo… ho parole da cancellare, parole non dette, dolori da strappare, attimi da rivivere, abbracci dimenticati e ancora un bacio da dare. Ho risposte da trovare in tanti perché senza risposte, tanto dolore da comprendere e un Dio perso non più ritrovato da ritrovare.
Ascoltami tu ora, Donna…
“Nulla del tempo passato ritorna, ma tutto nel tempo può ancora accadere, il passato lo si può riscrivere, a volte più bello a volte più brutto, ma nulla sarà rimpianto finché un solo granello di vita scorrerà, avremo altre occasioni per rimediare, per raccontare, per rivivere e per sperare.
Devi vivere nel respiro del tuo cuore, ascoltare e guardare con l’anima vivendo ogni emozione da dentro con amore, rabbia e passione, solo così puoi estendere all’infinito l’attimo.
Ogni risposta è dentro Te, la fede ne facilita la comprensione e l’accettazione e, sebbene non faccia di noi una persona giusta, rende più facile il nostro cammino e l’accettazione della morte stessa. Solo se vuoi ritroverai Dio e la fede dentro te, ma non troverai mai nulla di ciò che non sei disposta ad accogliere. Non posso essere io, il tempo, a darti le risposte, sono solo un fedele compagno di questo tuo viaggio e nel mio trascorrere ti do l’opportunità di comprendere, di trovare le tue risposte e dare un senso ai perché della vita.
E’ solo vivendo appieno ogni attimo, che alla fine di questo viaggiare con l’anima avrai vissuto una vita, comprendendone, forse, il senso, raccogliendone e depositando i ricordi in ogni angolo di cuore”.
Sorridendo, osservo ancora lo scorrere del fiume che va verso il mare con la consapevolezza, stavolta, che tutto può ancora accadere e che non è mai troppo tardi per donare quell’abbraccio non dato, quel sorriso, dare quel bacio non dato e vivere appieno la vita trovando tra le pagine del tempo ogni risposta.
Silvana Stremiz ©