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Giu 202016
 

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“Sapevo che poteva farmi del male, l’ho sempre saputo dal primo giorno, dal nostro primo sguardo. Così mi volevo allontanare, chiudere a chiave tutte le porte, blindare le finestre e creare distanze chilometriche con il cuore mettendoci di mezzo anche l’oceano.

Ci ho provato, ma era già dentro me: l’oceano non è bastato, lo aveva già attraversato dando battiti alla mia anima, il cuore si è arreso e non ha saputo né voluto creare le dovute distanze. Così ho aperto la porta e ho lasciato che la sua onda mi travolgesse perché ho capito che era l’onda giusta, l’attimo perfetto che valeva la pena di vivere e che non viverlo sarebbe stato “dolore”.

© Silvana Stremiz

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