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Recensione di Giulia Marini – Fotogrammi di un sogno

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Mar 152015
 

Fotogrammi di un sogno

 

Brevi istanti che riempiono l’animo per la loro intensità, intrappolati come immagini nei fotogrammi fotografici. Nelle sue poesie Silvana Stremiz, ci insegna a rendere possibile l’impossibile: sfilare il sale alle lacrime un granello alla volta e seminare un sogno nel deserto del nulla e raccogliere le stelle nel cielo del domani proprio in quel giorno in cui il domani non c’è più.

Nei suoi componimenti aleggia il leitmotiv del carpe diem oraziano, un invito a vivere ogni momento della vita intensamente, a trarne insegnamento e a renderlo bagaglio emotivo per affrontare qualsiasi sfida che la vita stessa pone nel cammino di ogni essere umano.

Dalle sue liriche emergono la forza travolgente dell’amore e della passione in tutte le sue forme, l’importanza degli affetti familiari e la tenacia nel contrastare le avversità indossando l’abito a colori con ricami e merletti di sogni e di speranze.

Con i suoi fotogrammi, l’autrice ci riporta all’essenzialità e ai valori dell’anima.

© Giulia Marini

La vita con i miei occhi – Recensione a Cura di Cinthia De Luca

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Gen 102015
 

la vita con i miei occhi

 

Fonte della Rivista Salotti D’autore

Una poesia profondissima, quella di Silvana Stremiz, autrice dell’opera “La vita con i miei occhi” (Aletti Editore), dallo stile conciso, essenziale, molto incisivo, che comunica da un lato un tipo di espressione molto moderna, riproponendosi però riflessioni esistenziali costituite da valori antichi, intramontabili, che ci sfiorano come in un viaggio attraverso la vita, vista con occhi acuti e disincantati che via via analizzano i momenti più significativi dell’umana esistenza.

È un modo di comporre molto particolare, fatto di luci e d’ombre, che non esprime inutili drammatizzazioni o passività, ma spinge ad una riflessione sostanziale, con determinazione e disincanto, ricordando in alcuni punti molto da vicino la poesia splendida e a sfondo filosofico di Kahlil Gibran, soprattutto nei pensieri sparsi finali, che si avvicinano notevolmente ai famosi aforismi dell’autore libanese.
In entrambi i casi ogni singola parola, con una magica, irripetibile assonanza, ci colpisce, invitandoci all’evoluzione interiore.
Per contro si coglie a volte un sapore quasi leopardiano di vita “matrigna”; è la vita ad essere avara, per sua stessa natura, quasi in un perpetuo inganno, giocato senza sosta con i suoi figli, di profonda felicità, fatta desiderare ed intuire, ma mai pienamente raggiungere nella sua pienezza.

La vita elargisce soltanto profondi, lapidari momenti di gioia, mentre la morte ed il tempo restano sullo sfondo, in agguato, pronti a ghermire l’esistenza stessa “che strano orologio il tempo, quanto è crudele a volte, corre lentamente quando c’è un dolore, troppo velocemente quando vivi un amore. Ti lascia un tempo indefinito per soffrire, un attimo breve per gioire”.
Ma Silvana Stremiz non si difende dalla verità non ha paura di affrontarla, né c’è rassegnazione nella sua poesia, perché la vita è anche un non arrendersi, un continuo ricominciare e se anche “è un attimo” va vissuta fino in fondo, con intensità, senza nulla rinnegare, nella gioia e nel dolore, non perdendo mai la capacità di sognare, perché il sogno è l’anima della vita stessa “Nella vita non bisogna lasciare posto ai rimpianti e ai ricordi negativi, ma trovare i momenti che l’hanno resa degna di essere vissuta”. È una poesia quindi in cui si delinea una risoluzione di fondo.

Molto toccante è anche la ricerca esistenziale e religiosa dell’autrice, che si interroga senza sosta sull’esistenza di Dio, sulla fede, quasi in un dialogo interiore che non ha mai fine e che pur non avendo risposta, mai si spegne; sullo sfondo la Speranza, mai misconosciuta fino in fondo, gioca il ruolo di protagonista, silente e quasi nascosta all’umana comprensione.

Ancora qualche parola sull’ultima parte del libro, costituita da “I miei pensieri sparsi” che, come accennato in precedenza, mostrano una piacevole somiglianza con gli aforismi di Gibran e si rivelano, in qualche modo, l'”anima della composizione”, vibranti gocce di saggezza, dal sapore prezioso e coinvolgente, contribuendo a svelare, almeno in parte, la sorprendente e poliedrica personalità dell’autrice.
Un libro dunque particolare, geniale, assolutamente da leggere, quello di Silvana Stremiz, soprattutto in quest’inizio di millennio, in cui il concetto d’interiorità è stato allontanato dalle coscienze, mentre invece l’anima “ha bisogno di gridare e di gridare forte”, esprimendo poesia.

Di Cinthia De Luca

Recensione di Roberto Colonnelli

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Dic 302014
 

roberto recensioni

 

Questo Natale sotto l’albero ho ricevuto un bellissimo regalo, il nuovo libro di un’amica speciale
Silvana Stremiz con tanto di dedica wow..

“Fotogrammi di un sogno” è il titolo della sua silloge poetica, un viaggio nell’amicizia, nell’amore, nella vita e oltre a quello che ognuno crede. C’è tanta poesia, emozione, desiderio, sole, mare, sogni e realtà si rincorrono e li senti respirare dai versi.

Mentre leggi Fotogrammi di un sogno li vedi, si accendono passo dopo passo a illuminare ricordi di vita, circondando il lettore e subliminandolo in uno stato di grazia che scende nelle profondità dell’anima.

Ogni poesia ne puoi percepire il senso o l’infinito se chiudi gli occhi provi a viverla e la senti tua.
Dalla prefazione mi piace la descrizione ”Sono conchiglie raccolte sull’arenile o piccole foglie essiccate al chiuso delle pagine di un libro”, ma alla fine emerge con chiarezza l’impavida tenacia di scolpire i sentimenti e le emozioni dove l’alternarsi della gioia al dolore, della felicità che i sogni colora il proprio vivere e sentire esaltando “i valori ultimi, facendoci respirare un’aria nuova densa di profumi, qualcosa di sublime che tende all’infinito” che perfettamente trasmettere i propri sentimenti, toccando l’animo del lettore.

Un libro che consiglio a tutti di acquistare per regalarsi una carezza.

Molto molto bello.

“Ti porterò con me”

Grazie

Intermedia Edizioni
ISBN: 978-88-6786-128-6

Un tempo chiamato vita

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Lug 112014
 

653amb

Recensione di

Francesco Andrea Becca.

Quando leggo un libro cerco sempre di isolarmi in quel mondo che i bambini chiamano “vorrei” e noi uomini chiamiamo “fantasia”.

La fantasia aiuta a vivere un libro, a capirne i silenzi e quello che le parole a volte non riescono a descriverci perché non possono loro stesse conoscere la nostra intimità.
Ecco, questo mi ha trasmesso la lettura di questo libro di Silvana Stremiz; il riconoscermi tra le sue pagine.
Il riconoscere un tempo che trascorrendo traccia il disegno anche della mia vita.
È come ascoltare un saggio parente, un familiare che racconta di se e del mondo che vive, che descrive lo scorrere delle emozioni in quella grande famiglia. Che è la nostra famiglia.
E si provano tutte le sensazioni dell’anima, le emozioni o i misteri delle storie narrate.
E ascolto sorridenti nonni dispensare consigli e saggezza, vedo la luce dei sogni negli occhi delle ragazze innamorate, sento il profumo del mare che si apre, immenso, agli occhi dei bambini.
E sento la pena perenne del non trovare, sento il dolore pungente di una delusione e la sofferenza latente per il perduto. E sento chi trascina il rimpianto nel cuore, chi ha avuto paura e chi ha trovato il coraggio dentro di essa.
La speranza nell’abbraccio di un figlio.
Ci sono cose che tutti ci portiamo nell’anima e non ricordiamo di averle in noi.
E tante volte chiudiamo il cuore davanti alle domande e viviamo avvolti nella nebbia.
Poi un giorno ci fermiamo a leggere un libro e ci ritroviamo a essere stelle.
E splendiamo alte e visibili perché qualcuno ci ha regalato un cielo nascosto fra le pagine di un libro.
Un libro che racconta anche il nostro tempo.
Un tempo chiamato vita.

Francesco Andrea Becca