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MATTEO TUVERI Prefazione – Ti porterò con me

 Matteo Tuveri (Autore), Prefazioni a me  Commenti disabilitati su MATTEO TUVERI Prefazione – Ti porterò con me
Feb 202016
 

copertina 2

MATTEO TUVERI
Prefazione

In tasca i fiori della primavera

Nella presente raccolta, Silvana Stremiz offre ai suoi ormai numerosi lettori un taglio insolito, quasi fanciullesco, in cui la freschezza e la spontaneità emergono e si rincorrono in versi slegati e musicali.

Sempre concreta, mai affetta da romanticismo becero, l’autrice questa volta rincorre le pure emozioni del cuore e le concretizza nel calore della sensualità («le labbra giocano
a quel gioco che si chiama baciarsi» ), in amplessi e tangibili emozioni. Non solo, ritrova per i confini della sua stessa anima una rinnovata confusione, uno sbiadito contorno che la riporta all’istintualità dell’essere umano («Mi arrotolo su me stessa/come un gomitolo di lana/senza capo né coda/senza partenza né arrivo ), trasportandoci in un volume in cui la centralità di voler raccontare la realtà circostante cede il passo allo sfogo poetico, perdendo forse lucidità di verso ma guadagnando chiarezza di sé perché, Silvana Stremiz lo sa, si vede solo con il cuore.

Nell’orizzonte nuovo che l’autrice ci profila, sorgono visioni d’amore e condivisione in un ideale dialogo fra amanti; sono versi simili a quelli di Saffo in cui tutto quello che accade precede, segue o accompagna l’atto d’amare, al quale spesso la tensione quotidiana ci ha disabituato, è più importante degli eventi stessi («la cosa più bella sulla nera terra, io invece dico che è ciò che si ama ). A volte la realtà allontana la persona amata, ed è dunque quello il momento in cui la voce narrante urla al cielo «ti terrò stretto/fino ad addormentare le stelle/per restituirti alla realtà/al sorgere di ogni alba» , mentre a volte viene il momento di riconoscere alla controparte amorosa la grandezza di quanto donato e di dire «quello che mi dai mi basta,/se ti chiedessi di più ti perderei./Mi accontento, diversamente/mi mancherebbe un sogno».

Se è vero che la penna di Antoine de Saint-Exupéry immagina un piccolo principe in grado di estendere la sua visione dell’amore anche alle stelle, che «brillano perché un giorno ciascuno possa ritrovare la propria» , è anche vero che Stremiz incarica il cielo di fare da sfondo a un incontro per un volo tra di esse, per «amarci come scemi/per il Tempo di un sogno» investendo le imperfezioni di fascino («Amo quando inciampi/nelle tue imperfezioni ) e allargando le braccia all’altro: «Tu sei quel respiro/che respira dentro di me/una spruzzata di stelle/una ventata di sole/una manciata di coraggio/un paio d’ali per volare».
La bellezza dei versi, oltre alle allitterazioni, agli ossimori e alle sinestesie («Sentire il sapore di buono nel cuore» o «levigare ferite donandoci un sorriso» ), sta nel fatto che leggerli non lascerà mai indifferente il lettore. Impossibile, infatti, scavando dietro le parole e i suoi tecnicismi, non vedere attraverso di essi semplicemente la scrittrice e il suo messaggio che, di questi tempi, in cui nuove armi, nuove guerre e nuovi morti diffondono la cultura del sospetto, si profilano disarmanti per la loro semplicità. Stremiz comunica la bellezza dell’amore, la totalità della fiducia, il dono totale all’altro/altra, lo sconvolgente e rivoluzionario gesto dell’abbandono di ogni elemento di tensione:

Saremmo stati belli
davanti ad un foglio bianco
con in tasca i fiori della primavera
un passato senza peso
con i passi leggeri senza rimpianti.

Un dono invisibile, come tutte le cose veramente belle, di cui con grande compiacimento firmo la prefazione e di cui consiglio la lettura.

 

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Matteo Tuveri

Prefacio

En el bolsillo las flores de la primavera

En la presente colección, Silvana Stremiz ofrece a los suyos ya numerosos lectores un corte insólito, casi pueril, en cuyo el frescor y la espontaneidad emergen y se pillan en versos desatados y musicales.

Siempre concreta Nunca afectada desde el romance vulgar, la autora esta vez persigue las puras emociones del corazón y las concreta en el calor de la sensualidad, («los labios juegan a aquel juego que se llama besarse » ), en los abrazos y emociones tangibles. No sólo,halla por los confines de su misma alma una renovada confusión, uno desteñido contorno que la reconduce al istintualità del ser humano («Me enrollo sobre mí mismo /come un ovillo de lana/ sin jefe ni cola / sin salida ni llegada ), transportándonos en un volumen en que el centralità de querer contar la realidad circunstante cede el paso al desahogo poético, perdiendo quizás lucidez de verso pero ganando claridad de si mismo porque, Silvana Stremiz lo sabe, se ve sólo con el corazón.

En el horizonte nuevo que la autora nos perfila, surgen visiones de amor y de compartir en un diálogo ideal entre los amantes; son versos parecidos a aquellos de Saffo en que todo lo que ocurre precede, sigue o acompaña el acto de amar, al que frecuentemente la tensión cotidiana nos ha desacostumbrado, , es más importante que los eventos mismos(«la cosa más bonita sobre la negra tierra, yo en cambio digo que es lo que se amas ). A veces la realidad aleja a la persona querida, y pues es aquel el momento en que la voz narrante grita al cielo « te tendré “estrecho / hasta a adormecer las estrellas / para devolverte a la realidad / al surgir de cada amanecer, » , mientras a veces viene el momento de reconocer a la contraparte amorosa la grandeza de lo que donado y de decir« lo que me das me basta,/ si te preguntaras de más te perdería./ Me contento, de otra manera / me faltaría un sueño ».

Si es verdadero que la pluma de Antoine de Saint-Exupéry imagina a un pequeño príncipe
capaz de ampliar su visión del amor tambien a las estrellas, qué «”brillan porque un día cada pueda hallar la propia”,» , también es verdadero que Stremiz encarga el cielo de hacer de fondo a un encuentro por un vuelo entre de ellas, para « querernos como idiotas / por el Tiempo de un sueño » invirtiendo las imperfecciones de atractivo

(«Me encanta cuando te tropiezas / en tus imperfecciones ) y abriendo los brazos a otro« Tú eres el aliento / che respira dentro de mí / un toque de estrellas / un soplo de sol / un puñado de coraje / un par de alas para volar.».

La belleza de los versos, además de las aliteraciones, a los oxímoron y a las sinestesias(«Sentir el sabor de bueno en el corazón» o «levigar heridas donándonos una sonrisa» ) está en el hecho que leerlos no dejará nunca indiferente al lector. Imposible, en efecto, cavando detrás de las palabras y sus tecnicismos no veas a través de ellos sencillamente la escritora y su mensaje qué, de estos tiempos, en cuyo nuevas armas, nuevas guerras y nuevos muertos difunden la cultura de la sospecha, se delinean desarmantes por su sencillez. Stremiz comunica la belleza del amor, toda la confianza, la entrega total a otro / otra, el sobrecogedor y revolucionario gesto del abandono de cada elemento de tensión:

Habríamos sido bonito.
delante de una hoja blanca
con en el bolsillo las flores de la primavera
un pasado sin peso
con los pasos ligeros sin añoranzas.

Un regalo invisible como todas las cosas realmente bonitas, de que con gran complacencia firmo el prefacio y de cuyo consejo la lectura.

~ Matteo Tuveri ~

Esercizio

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Nov 032014
 

Georg Schrimpf

 

Il tavolo è tondo,

la tovaglia

trasparente.

 

La scodella,

il pane tostato,

le noci rugose e

la ceramica blu

 

Paffy e il pelo

grigio, il tartufo

nero.

 

Assenza di segnale.

Quel che vedo.

Matteo Tuveri

Artista: Georg Schrimpf

Ballata della vita migliore

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Nov 032014
 

isaac-van-oosten-paese-lago-e-castello_1

 

Un re solitario riposa

In una stanza fredda

Sotto un altare

 

Un’imperatrice dorme

Il suo sonno

Insieme al figlio e

A suo padre

 

Uno scrittore

Percorre la strada

E continua a ricordare

 

Il nostro mondo

È un lago profondissimo

Che non si può solcare

 

Una Torre grande,

una città sul mare

 

Un castello incantato,

una stanza con le sbarre

hanno voluto fare

 

Una vita veloce,

un pugnale feroce

La pelle che scivola via

e solamente andare

 

 

Il nostro mondo

È un lago profondissimo

Che non si può solcare

 

Un re

Un’imperatrice e

Uno scrittore

 

Un castello

Una Torre grande

E una vita migliore.

Matteo Tuveri

Artista: Isaac Van Oosten

Matteo Tuveri- Biografia

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Nov 022014
 

Matteo tuveri

 

Matteo Tuveri è nato a Oristano il 23 febbraio 1977.

Laureato in Lingua e Letteratura tedesca e inglese, è libero ricercatore, biografo dell’imperatrice Elisabetta d’Austria-Ungheria. Premio Modello Pirandello (1997), Premio Fonopoli-Parole in movimento (2003) e Premio Marguerite Yourcenar (2007).

Si occupa di studi di genere, di storia e letteratura italiana, tedesca, inglese e asburgica. Numerose le sue pubblicazioni a carattere scientifico e divulgativo sull’imperatrice Elisabetta d’Austria-Ungheria fra le quali si citano i libri Specchi ad angoli obliqui. Diario poetico di Elisabetta d’Austria, Aracne Editrice (2006) e Tabularium. Considerazioni su Elisabetta d’Austria, Aracne Editrice (2007).

Fra le sue pubblicazioni si ricordano anche la traduzione e curatela del libro Dinamite dello spirito. Martirio, Islam e Nichilismo di Navid Kermani e numerosi articoli per diverse riviste scientifiche come Rassegna dannunziana (Centro Nazionale di Studi dannunziani di Pescara) Simone de Beauvoir Studies (Simone de Beauvoir Society, California, U.S.A.) e Sapere Aude, Rivista del Departamento de Filosofia da Pontifícia Universidade Católica de Minas Gerais – Belo Horizonte.

Attento osservatore dei fenomeni storici e sociali, si interessa di web writing, social media strategy, comunicazione, traduzione e organizzazione di eventi culturali. Collabora in qualità di redattore con numerose riviste e quotidiani.

Il suo sito web –  http://www.matteotuveri.it/